martedì 17 giugno 2008

Mangano eroe, ah?

Berluscone dice che Mangano è un eroe.
Mangano… Mangano… Mangano chi? Mangano Vittorio? Vittorio Mangano il mafioso?
Mangano chi? Lo stalliere venuto dalla Sicilia, che nella Lombardia non se ne trovava uno? Quello che lavorava nella villa di Berlusconi? Come stalliere, mentre faceva il mafioso?!
Ah, quello!
Travaglio dice che Mangano faceva tutto tranne che lo stalliere, in realtà - dice Travaglio - faceva il guardaspalle della mafia.
“Mangano fu condannato per la sua partecipazione a Cosa Nostra nel processo Spatola, istruito tra l’altro da Giovanni Falcone.
Poi fu incriminato di nuovo per mafia nel maxiprocesso, quello fatto da Falcone e Borsellino, per mafia e per traffico internazionale di droga (Borsellino nella famosa ultima intervisto lo definisce la testa di ponte al Nord per il traffico di droga)…
Nel 1991 esce di carcere dopo la condanna definitiva per traffico di droga nel processo a Cosa Nostra (condannato a 13 anni)… torna a trovare Dell’Utri che in quel momento sta facendo Forza Italia. Nel novembre del ’93 mentre stanno dando gli ultimi ritocchi a Forza Italia, nelle agende di Dell’Utri risultano due appuntamenti: il due novembre e il 21 Novembre con Mangano a Milano… dopo queste visite che preludono alla nascita di ForzaItalia, nel ’95 Mangano viene di nuovo arrestato e condannato in primo grado a due ergastoli per tre omicidi… uno dei quali compiuto da lui materialmente…”

Nel 1987 viene intercettata una telefonata un minuto dopo che esplode una bomba nella casa di Berlusconi, a Milano, in via Rovani, nel centro di Milano… arrivano i carabinieri, Berlusconi dice: - Ho un sospetto, secondo me è Mangano… un chilo di polvere nera, un danno di 200 mila lire… già 11 anni prima dello stesso Mangano ad Arcore, metteva le bombe, gli faceva le minacce… non è uomo di fantasia… è monotono… sempre bombe…

Presentato dall’amico Tanino Cinà, mafioso pure lui,il mangano trova lavoro nella villa di Berlusconi, ad Arcore. Mentre si trova nella villa di Berlusconi (dove riceveva mafiosi) Mangano aveva organizzato il rapimento del miglior amico del cavaliere un tale D’Angerio…durante la fuga, a causa della nebbia, la macchina che trasporta D’angerio sbatte contro un palo, e D’Angerio riesce a liberarsi.

Un mese dopo che Mangano ha lasciato la villa di Arcore (Berlusconi invano cerca di trattenerlo) Dell’Utri si ritrova a cena di compleanno con Mangano e col boss Antonino Calderone in un ristorante di Milano, Le Colline Pistoiesi…
Gli inquirenti gli chiedono: come mai si ritrova ancora col Mangano tra i piedi? Dell’Utri si giustifica: è un tipo pericoloso, avevo paura di questo Mangano…
Paura di un eroe?!

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